Il Piccione pensatore

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R. Magritte, La condition humaine, 1933

Un pensiero è sempre un pensiero. Non ha dunque senso lasciarselo sfuggire.Sono a Perugia, in un giorno come tanti, quindi piovoso…

Un pasto consumato al volo e la mente va, dove forse non dovrebbe andare, ossia più in là della realtà dei sensi.L’angoscia per questi cieli gravidi d’acqua mi spinge oltre le tangibili necessità cui tutti, più o meno ipocritamente, aspiriamo.
Sento che è l’oltre o più semplicemente l’altro che inevitabilmente dovrebbe attrarre e coinvolgere la nostra natura, quella umana, eppure mi sfuggono alcune cose.

R. Magritte, Le présent, 1938-39

Qui vicino, a un palmo da me, c’è un piccione. Si aggira guardingo e scrutatore in cerca di cibo e di acqua, che tuttavia le piogge perugine gli offrono in abbondanza. Qual’è la sua missione, se non quella di ogni essere umano, e cioè la propria sopravvivenza e quella della propria discendenza? E dove  risiede dunque la differenza fondamentale? Nella cultura forse? Non di certo purtoppo se essa è vista come un’estensione del necesario. Difatti a ben vedere anche una roccaforte, un libro o un quadro possono essere nient’altro che viatico di una maggior necessità di protezione, di memoria e di divulgazione dell’esperienza. Tutti fattori che concorrono nell’obiettivo principale: dare continuità alla specie.

Appare dunque indispensabile, per elevarsi dal rango di animale, aspirare quanto più possibile al concetto dell’inutile. Difatti esso, estraendoci dalle necessità, al contempo ci astrae dalla volgarità del determinismo, dove ogni cosa ha una causa ed un effetto, proprio come in natura.

E dalla natura occorre apprendere il messaggio principale che viene dalla sua abile strategia evolutiva: la ricerca del Nuovo. In una proficua serie di tentativi, a costo di cadere  nell’inutile, che diviene, a questo punto, essenziale per raggiungere quella rivoluzione dei sensi, cui ogni essere umano dovrebbe aspirare.
Ovvio che per fare tutto ciò sia necessario vivere. E se le regole della natura ci impongono di dover necessariamente procacciarci cibo, ricercare il sesso e cosi via, noi non possiamo sottrarci, in quanto proprio parte di essa: la natura.

Il miracolo da rincorrere è proprio qui.
Una proficua commistione trascendetale tra corpo ed intelletto (o spirito). Un condiviso e rivoluzionario libero arbitrio, sotto il segno della natura che ci avvolge.

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