Pasolini e…la forma della città

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Riguardo un vecchio documentario di Pier Paolo Pasolini, intitolato Pasolini… e la forma della città e tutto mi sembra irrimediabilmente vero, tutto saggiamente corretto e consequenziale nei ragionamenti di colui che, più di tutto, definirei un poeta moderno e lucido come pochi.

Pasolini attraversa i campi del sapere come una lama tagliente una tavoletta di burro.. ne dissolve i punti critici, donandoci, ad ogni parola, una struttura diversa ma della stessa composizione, dove ogni ragionamento si amalgama con l’altro e dove i preconcetti della nostra società lasciano il posto a quello che lui chiamava il piacere di essere scandalizzato. Un’unica carrellata verso realtà ad un palmo da noi, ma che pochi sanno decifrare e raccontare.
E la carrellata con cui apre il suo pensiero nel documentario, ci mostra Orte, nella sua semplice forma perfetta e rotonda, salvo poi lasciarci concentrare su quel piccolo elemento deturpante, ed estraneo che compare sulla sinistra dell’inquadratura: una casa moderna, a lato del caratteristico borgo medioevale della cittadina Laziale. Il cerchio è rotto e la forma perduta.
Cambiando prospettiva, non cambia il risultato… Alla destra del paese un bellissimo acquedotto romano, che dolcemente si stacca dal borgo, termina nelle vicinanze di un gruppetto di case contemporanee, inadeguatamente costruite proprio lì, proprio in quel punto.
Come osserva proprio Pasolini, il problema non è l’opportunità di innalzare o meno una casa popolare che, sarà pure necessaria, ma senz’altro non indispensabile è sovrapporre quelle che egli stesso definisce costruzioni che appartengono ad un altro mondo con caratteri stilistici completamente differenti e che risultano inconciliabili con i valori estetici della perfezione, tanto lentamente conquistati da un borgo nato, interamente, nella stessa epoca in tutte le sue componenti.
Ma il poeta va oltre.

Toffolo intervista Pasolini

Poco più in là, una stradina popolare, apparentemente insignificante, si inerpica tra piante ormai padrone del selciato. Pasolini prova a illustrare il valore di questa umile stradina di paese. Allo stesso modo in cui si difende una poesia popolare anonima, non confrontabile con le cime della poesiaitaliana, allo stesso modo questa stradina merita tutto il rigore e l’attenzione con cui si custodisce un’opera d’arte famosa. L’umiltà e la sincerità che traspaiono da quel selciato sono parte di una esperienza collettiva viva, e propria di quel luogo, che ha molto da raccontare e che ha il diritto di essere preservato nella sua interezza.
Il senso dell’insieme, della composizione architettonica e paesaggistica dei luoghi è un valore, e come tale va preservato.

Pochi giorni fa è stato approvato al Senato il Decreto Sviluppo. Questa norma, tra le altre cose, prevede alcuni provvedimenti francamente inconciliabili con un concetto di bellezza del paesaggio cui noi italiani dovremmo sempre aspirare, anche per convenienza economica.
In primo luogo, è previsto il cosiddetto il silenzio assenso per qualsiasi intervento edilizio nelle città italiane. In questo modo si stabilisce che anche per le operazioni edilizie più complesse, passati 90 giorni (150 nelle grandi città), saranno considerati definitivi titoli abilitativi rilasciati.
E ancora, come si legge sul sito di Legambiente, viene abolito un obbligo previsto sin dai tempi della Legge Bottai (la 1089/1939) per cui doveva essere informato il Ministero di qualsiasi trasferimento della proprietà dei beni vincolati. In pratica l’amministrazione non avrà più alcuna informazione su chi ha materialmente disponibilità di un bene vincolato, e quindi è responsabile del rispetto delle regole di corretta conservazione dello stesso.
Infine aspetto controverso, anche quello che diventerà il parere del Soprintendente in aree sottoposte a vincolo paesaggistico, che passera’ da vincolante, a obbligatorio dopo 90 giorni dalla ricezione del progetto.
In buona sostanza provvedimenti che allargano le maglie della lotta all’abusivismo e al deturpamento dei beni paesaggistici italiani.
Legambiente aveva anche lanciato un appello per cercare di fermare la legge. Ma forse niente è ancora del tutto deciso, mai.

Scandalizziamoci tutti, avrebbe detto forse Pasolini.

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