“Ciao Italia”… Auf Wiedersehen!

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Muro di Berlino – Immagine tratta da http://www.minimaetmoralia.it



Cogli il suo figlio in Germania,
la miniera, il carbone, a Natale verrà”

Era il 1976 quando Rino Gaetano, con la sua Cogli la mia rosa d’amore, ci donava immagini di un’Italia che se ne va, e di un Meridione (in quel caso) che chiedeva di essere ritratto fedelmente da un fotografo di cartoline…

Da allora non molte cose sono cambiate. Qualche ideale in meno, e  tassi di disoccupazione decisamente maggiori, hanno consegnato il nostro Paese ad un futuro dove la parola precarietà, in maniera paradossale, inizia ad assumere i contorni rassicuranti di un poco che è meglio del niente.
Ad oggi, gli under 40 che emigrano, sono circa 60 mila ogni anno, e il 70 per cento di questi è un laureato.
Meta da sempre appetibile, è la Germania, dove risiede la più grande comunità di italiani all’estero. Più di 600 mila persone.

Pochi giorni fa, proprio in Germania, a Berlino, è stato presentato il film documentario Ciao Italia presso il cinema Babylon di Mitte (quartiere della capitale tedesca), nell’ambito della rassegna CinemAperitivo, in cui vengono raccontate 6 storie di italiani, che per un motivo o per l’altro, ma sempre a malincuore, hanno lasciato il nostro Paese.

Dal Sud al Nord, da Napoli a Bolzano, sono italiani normali i protagonisti di questo viaggio, avventurieri del ventunesimo secolo, che partono non più per sopravvivere come cento anni fa, ma più semplicemente per vivere, consapevoli di un mondo (almeno il nostro) in cui piegarsi alle regole mai scritte di una nazione come l’Italia, può anche voler dire rinunciare ad una parte di sé stessi. Frammenti poi probabilmente destinati ad allontanarsi anche per chi sceglie di partire.

Barbara Bernardi e Fausto Cavigli, i registi, hanno un grande pregio. Quello di ascoltare. E lo fanno per tutta la durata del documentario. Non cercano tesi ad effetto, non pretendono di fornire una risposta ma registrano, al netto di facili sensazionalismi, le emozioni e le speranze di questi neo berlinesi d’adozione.

Come nel caso di un altro docufilm di grande impatto, Italy: Love it or Leave it , è impossibile non lasciarsi sfiorare da una buona dose di malinconia. Ma è altrettanto necessario assaporarla, questa malinconia, per far sì che una rabbia positiva e propositiva, possa impadronirsi di chi resta.

Difficile trovare una risposta per chi mi chiede se a ridosso dei trent’anni, e con una laurea in tasca conseguita con il massimo dei voti, sia il caso di lasciare questo Paese, per non subire l’asfissiante frustrazione cui ci stiamo abituando. Difficile perché una risposta non ce l’ho neanche per me.
Quel che so è che dapprima ci hanno raccontato che senza studio non saremmo andati da nessuna parte, poi che avremmo dovuto ottenere anche una specializzazione perché il mercato del lavoro lo esigeva. Quello stesso mercato che ci hanno detto essere ormai dinamico, e quindi precario, e che questa dinamicità sarebbe stata la nostra forza.

Ora, che un lavoro precario è diventato un punto d’arrivo per molti miei coetanei, ho capito che l’errore è stato, ed è ancora, ascoltare manipoli di politici ed esperti che ci indicavano la strada. Senza spiegarci che quella stessa strada ci avrebbe portati fuori… dal mercato, dalla società, dall’Italia.

Dunque, nell’attesa di poter acquistare Ciao Italia, magari online, gustiamola questa rabbia. Perché restare (così come partire) deve essere una scelta e un diritto, non un obbligo né un atto di coraggio. Semplicemente una possibilità.
Auf Wiedersehen!

[Articolo originariamente scritto per fanpage.it]

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