Nola, e il Villaggio preistorico che consegneremo, di nuovo, all’oblio

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È lì da quaranta secoli, anno più anno meno, il Villaggio preistorico di Nola, risalente all’Età del Bronzo, e destinato a ritornare nell’oblio per chissà quanto tempo. Era il 2001 quando durante gli scavi per la realizzazione di un centro commerciale venne alla luce e attirò l’attenzione del mondo scientifico.

Un villaggio di quattromila anni fa con due capanne perfettamente conservate, emerse in seguito ai lavori di scavo, e altre decine (assicurano gli archeologi) ancora sommerse. Custodite dal fango e da altri materiali venuti giù con la grande eruzione del Vesuvio denominata delle Pomici di Avellino. Una testimonianza di inestimabile valore della vita al tempo di una delle più potenti eruzioni della storia del vulcano napoletano (molto più potente di quella pompeiana). Furono ritrovati oggetti della vita quotidiana, intatti. Una vera e propria miniera di informazioni capace di attirare turisti e ricercatori da ogni parte d’Italia e d’Europa. Questo, almeno, si pensò al momento del suo ritrovamento.

Dopo dieci anni, dal ritrovamento, la favola moderna del Villaggio preistorico di Nola è giunta al capolinea. Pochi giorni fa la Cgil della cittadina a Nord di Napoli ne ha dato conferma. I lavori predisposti e le impalcature montate serviranno a risotterrare il sito archeologico sino a quando, come sottolineava già da tempo il presidente dell’associazione Merides, Angelo Amato de Serpis, «persone più degne di noi potranno apprezzarlo davvero».

L’associazione, che ha curato il sito e gestito le visite dei turisti con tutte le sue forze durante gli ultimi anni, lanciò anche un appello agli imprenditori italiani, inascoltato, per prendersi cura dell’area. Troppi i problemi legati alla stabilità del sito, soprattutto a causa di una falda acquifera che con il tempo ha lentamente ricoperto il villaggio, consegnando l’area ad un triste degrado.

[youtube|normal|center]http://www.youtube.com/watch?v=ut5bm6Bk0cE[/youtube]

Salvatore Velardi, responsabile della Cgil nolana, consapevole della gravità e allo stesso tempo della necessità di una decisione simile per salvare il sito, ha voluto parlare ancora una volta di speranza e di occasione mancata sospirando che «sarebbe il caso di mettere in campo interventi straordinari anziché rinunciare e sperare che i nostri figli o nipoti siano più bravi di noi. Perché «se ci arrendiamo perderemo un’inestimabile ricchezza culturale, oltre ad un volano di sviluppo impareggiabile».

Ma tant’è. Nell’Italia che investe 1 miliardo di euro (!) per realizzare il contestato MOSE di Venezia, non si riesce a far quadrato per salvare una testimonianza unica ed irripetibile come un villaggio preistorico perfettamente conservato di 4000 mila anni fa. Pare che il ministro Bray dopo Pompei abbia intenzione di occuparsi anche dell’area archeologica di Nola. In alternativa ci sarebbe da auspicare che qualche imprenditore voglia farsi carico dei lavori di salvaguardia del sito; in fondo se abbiamo accettato (giustamente) che Mr. Della Valle sponsorizzi il Colosseo, perché non ripetersi con il Villaggio preistorico. Staremo a vedere.

Per ora la speranza è che gli aggiornamenti sulla vicenda non debbano scriverli i nostri figli o i nostri nipoti, domandandosi, in un futuro chissà quanto lontano, come è mai possibile che lasciammo sprofondare nell’oblio, una volta di più, la piccola e strepitosa Pompei nolana.

[Articolo scritto per Fanpage.it]

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