Disabile sì, asessuato no. Un sito spagnolo per l’assistenza sessuale

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disabilità_sesso_interna-nuovcaAggiungere qualità alla vita di persone con disabilità. È questo che si propone Tandem Team, l’associazione senza scopo di lucro di Barcellona che punta, grazie all’aiuto di volontari compiutamente formati, ad accompagnare chi vive un’invalidità fisica o mentale attraverso un percorso di conoscenza della propria sessualità e dei propri sentimenti.

Tandem Team è una realtà nuova, nata nell’ottobre scorso da un’idea del suo presidente, Francesc Granja, tetraplegico da circa vent’anni, quando un incidente stradale gli ha cambiato radicalmente la vita. Oltre all’assistenza sessuale offre tutta una serie di servizi per agevolare la quotidianità dei disabili.
Il progetto si muove ai confini della legalità perché neanche in Spagna la figura dell’assistente sessuale è prevista dalla legge, ma in poco tempo ha già raccolto numerosi consensi ed adesioni puntando ad affermarsi in tutta la penisola iberica, confermando l’esistenza di un’esigenza purtroppo ancora taciuta.
Il sito dell’organizzazione funziona un po’ come una delle tante pagine che organizzano incontri. Gli utenti disabili (o chi se ne prende cura) possono mettersi in contatto con l’associazione che, in base alle caratteristiche di ognuno e quindi alle problematiche presenti, organizza l’appuntamento con uno dei suoi volontari erotici. Ogni prestazione è gratuita e vengono accettati solo rimborsi spese dovuti agli spostamenti comunque non superiori ai 75 euro, e in genere la cifra concordata, fanno sapere dallo staff, si aggira sui 50 euro a visita.

L’incontro non contempla necessariamente un atto sessuale vero e proprio; moltissimi utenti, secondo Tandem Team, spesso vogliono semplicemente vedere un corpo nudo, accarezzarlo, provare la sensazione del contatto intimo con un’altra persona e, nel caso di disabilità mentali, anche solo una dimostrazione di “affetto fisico” può essere enormemente appagante. Uno degli obiettivi dichiarati è quello di rielaborare, attraverso l’esperienza erotica o sessuale, la percezione di sé che ha il paziente, lavorando per migliorare l’autostima a partire dalla propria immagine esteriore per dimostrare che quello stesso corpo, portatore di innumerevoli sofferenze, è in grado di trasmettere piacere ed emozioni, proprio come accade per qualsiasi altra persona.

L’associazione può contare su figure professionali che, insieme ai volontari erotici, contribuiscono al miglioramento dello stato psicofisico del paziente-utente e che da tempo si battono per una regolamentazione del settore.
In Europa la figura dell’assistente sessuale è riconosciuta solo da pochi paesi (Germania, Austria, Danimarca, Olanda e Svizzera) che hanno agito in maniera non unitaria con leggi nazionali, anche perché neppure con la Convenzione ONU per i diritti delle persone con disabilità del 2006 si entra nel merito della questione.

In Italia, il tema è stato sino ad ora ignorato o considerato tabù. Tuttavia, negli ultimi tempi, qualcosa si sta muovendo e diverse iniziative autonome di cittadini stanno provando a mobilitare l’opinione pubblica per fare pressione sulle istituzioni affinché istituiscano, anche da noi, questa nuova figura professionale. Tra i più attivi c’è il Comitato promotore per la realizzazione ed il sostegno di iniziative popolari per l’assistenza sessuale, fondato tra gli altri da Max Ulivieri, che in poco più di un anno è riuscito a condensare diverse realtà sociali e politiche intorno ad un’esigenza più diffusa di quanto si voglia far credere. Altro esempio di un ambiente in fermento è il recentissimo lavoro cinematografico di Carlo Zoratti, The Special Need, in cui Enea, un ragazzo autistico, parte per un viaggio insieme a due suoi amici, alla ricerca della ragazza dei suoi sogni con cui vivere finalmente appieno i propri bisogni sentimentali e fisici. Il film (in basso il trailer) ha già ottenuto diversi riconoscimenti internazionali e anche in Italia sta riscuotendo consensi pressoché unanimi, contribuendo ad accendere i riflettori sul problema.

Le associazioni che cercano di sensibilizzare i cittadini sul tema sono, per fortuna, in lento ma progressivo aumento e tutte chiedono che l’appagamento erotico-sessuale dei disabili, in quanto esigenza, sia finalmente riconosciuto ed equiparato ad altre attività che mirano al miglioramento psicofisico del paziente, così come può esserlo il sostegno psicologico o la fisioterapia.
È tuttavia evidente che in un paese in cui la prostituzione continua ad essere combattuta più dell’evasione fiscale, con politiche repressive piuttosto che formative, l’idea che una persona con invalidità possa provare un desiderio sessuale e non solo un “innocuo” amore platonico, spaventa non poco. L’opinione comune è che si andrebbe incontro ad una sorta di legalizzazione della prostituzione, peraltro ormai auspicabile, anche se in questo ragionamento sfuggono due aspetti fondamentali. Innanzitutto il paziente (e non cliente) è spesso impossibilitato a dare sfogo alla propria sessualità autonomamente e deve quindi necessariamente ricorrere ad un aiuto esterno, e poi c’è da sottolineare che in questo caso è previsto un gran numero di ore di formazione (anche medica) cui sono già sottoposti gli assistenti sessuali esistenti, cosa che ovviamente non accade nel mondo della prostituzione.

Girarsi dall’altra parte, facendo finta di non sentire la richiesta d’ascolto che si leva da chi si batte per il diritto ad una propria sessualità, non migliorerà le cose. La realtà, pur non volendo guardarla negli occhi, si manifesta sempre. E chi davvero la conosce, è spesso colui che nel silenzio della quotidianità ne affronta le conseguenze. Alcuni membri dello staff di Tandem Team, in una recente intervista a El País, nascosti dall’anonimato, affermavano che più di una volta hanno saputo di genitori che masturbavano i figli per alleviare la loro tensione sessuale. “Vale davvero la pena arrivare a questo?”, deve essersi chiesto Francesc Granja quando ha pensato alla sua associazione. A noi disabili ci hanno sempre considerato come angioletti asessuati – aggiungeva nello stesso articolo – però non è così e forse è il momento di imparare ad accettarlo.

[Articolo scritto in esclusiva per Pronews.it]