L’insostenibile peso degli oggetti inutili

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ImmagineDi quante cose abbiamo veramente bisogno? Alzi la mano chi non ha mai pensato di essere eccessivamente affezionato ad oggetti di cui riconosciamo l’inutilità ma da cui, tuttavia, non riusciamo a separarci.

La storia che ci arriva direttamente da Helsinki si sviluppa in questa direzione. Petri Luukkainen è il regista e protagonista di un film-documentario dal titolo My Stuff, uscito in Finlandia due anni fa e sbarcato in Gran Bretagna da circa un mese, nel quale racconta proprio come sia riuscito a rinunciare a gran parte delle proprie cose, pur continuando a vivere una vita normale all’interno della società.
Si tratta di un documentario girato con uno stile alla Super Size Me, anche se sembra quasi dotato di sceneggiatura grazie alla naturalezza con cui si svolgono le scene. Sin dall’inizio, oltretutto, l’idea appare originale.

Già nella prima inquadratura Petri, ventinovenne, ci appare completamente nudo in una strada poiché ha deciso di rinunciare a tutti i suoi oggetti personali, svuotando completamente la casa in cui vive e immagazzinandoli in un container dall’altro lato della città. L’esperimento, come viene chiamato dallo stesso regista, si svolge nell’arco temporale di un anno e l’unica regola davvero importante è che solo un oggetto al giorno potrà essere recuperato. Né più, né meno.

Assistiamo così alla difficile scelta delle cose da recuperare. Prima un cappotto, poi delle scarpe, una coperta, un paio di jeans e così via, sino a mostrarci la relativa facilità con cui il giovane, che potrebbe essere chiunque di noi, riesce a fare a meno di gran parte delle cose a cui credeva di essere irrimediabilmente affezionato. A metà documentario rinuncia persino al frigorifero che vorrebbe comprare la ragazza, scegliendo di mettere i prodotti alimentari fuori alla finestra (il clima di Helsinki lo consente) in un crescendo di situazioni apparentemente grottesche ma che in realtà celano, e neanche troppo, il messaggio principale di My Stuff: con meno di 100 oggetti (compresi un telefono cellulare e una carta di debito), chiunque potrebbe vivere in maniera più che dignitosa. Tutto il resto, costituisce per lo più un peso.

Petri Luukkainen, in un’intervista al Daily Telegraph in occasione dell’uscita nelle sale britanniche, racconta che grazie a quest’esperimento cinematografico si è reso conto che con 200 oggetti ci si può già permettere una vita agiata e felice ma che, in realtà, prima di iniziare le riprese non aveva idea della quantità di cose inutili che si portava dietro. E abbandonare il superfluo, una volta rivelatosi, non è affatto un atto eroico o qualcosa di cui andare necessariamente orgogliosi – sottolinea – ma semplicemente un atto di buno senso.

Nella stessa intervista, dà, infine, un suggerimento ai suoi spettatori. Se qualcuno avverte la sensazione di conservare troppi oggetti – avvisa –  può provare a vivere con maggior distacco la relazione che si ha con essi. Certo – continua – invece di portare tutto in un deposito, si può provare a rinchiuderli in un armadio e se con l’assenza degli oggetti anche il loro fascino svanisce, allora è veramente il caso di darli via. Probabilmente, ciò che serve è solo il coraggio di osare.

[Articolo scritto in esclusiva per Pronews.it]